Folder della discordia: la posizione dei cataloghi

Folder della discordia: la posizione dei cataloghi

I due folder Francobolli: valori nel tempo sono emissioni ufficiali o un’iniziativa privata di Poste italiane? Due opposti punti di vista separano gli editori dei principali cataloghi di francobolli italiani.

Di Domitilla D’Angelo

«Gli Alti valori inseriti nei due folder trovano collocazione con descrizione e quotazione in una nota sotto gli anni di emissione degli Alti valori, cioè 1978-1987. Gli altri foglietti sempre sovrastampati e inseriti nei folder sono catalogati e illustrati sotto la voce 2019 con una numerazione che riprende quella della loro prima uscita ma con l’aggiunta della lettera A. Sono emessi da Poste, sovrastampati da Poste, che è l’incaricato ufficiale. Non sono privati, sono a tutti gli effetti foglietti ufficiali. Se li sovrastampasse Mario Rossi o Tnt sarebbero privati, ma così sono ufficiali di Poste. Il catalogo Sassone quoterà i singoli pezzi contenuti nei folder: foglietto del 10 mila lire: 475 euro; foglietto del 20 mila lire: 625 euro; gli altri due inseriti nel folder di Milanofil: 800 euro ognuno; i due foglietti inseriti nel folder di Veronafil: 400 euro ognuno».
Giacomo Avanzo, direttore editoriale Sassone

 «Si tratta di prodotti di natura inequivocabilmente privata: lo dimostra anche il fatto che non esistono i decreti di emissione. Il catalogo Bolaffi non li classificherà».
Matteo Armandi, membro del comitato editoriale del catalogo Bolaffi 

 

 

«I foglietti e i minifogli contenuti nei due folder hanno ricevuto una adeguata catalogazione con il numero dell’emissione base, seguito dalla lettera A e inseriti anche nella sequenza delle emissioni del 2019. Le relative quotazioni sono fissate e pubblicate nei nuovi cataloghi in distribuzione ai primi di settembre (foglietto del 10 mila lire: 500 euro; quello del 20 mila lire: 750 euro; gli altri due inseriti nel folder di Milanofil: 850 euro l’uno; gli altri due allegati al folder di Veronafil: 350 euro ognuno, ndr)». In merito alla natura di questi foglietti «ritengo, e con me il consiglio di amministrazione di questa azienda, che il punto importante per un catalogo sia dare testimonianza di quanto esistente sul nostro mercato, di quanto viene offerto e ricercato, di quelle che sono le dinamiche commerciali. Trattasi di prodotti ufficialmente commercializzati da Poste italiane, sino a prova contraria responsabile della vendita dei francobolli nuovi nel nostro paese. Ovviamente Poste italiane, proprio per il ruolo attribuitogli dal ministero dello Sviluppo economico, non può essere assolutamente confusa con altri operatori. Le code registrate agli sportelli di Poste italiane in occasione delle due manifestazioni (di Milanofil e Veronafil, ndr), gli articoli e i commenti che sono stati registrati, le tantissime telefonate ricevute dalla nostra redazione, tutto ciò dimostra come questa iniziativa abbia risvegliato l’interesse di molti collezionisti che, in definitiva, risultano essere sempre i giudici di ultima istanza. Come andrà nel lungo periodo non sono in grado di sapere, né tanto meno di giudicare sulla base degli elementi oggi disponibili. Il nostro compito di editori cataloghisti finisce qua. Mi sembra però alquanto curioso che questa iniziativa abbia suscitato anche commenti negativi, alcuni molto energici, quando nessuno mai si pronuncia su aspetti assai più gravidi di conseguenze per il collezionismo nel suo insieme, quali le politiche di emissione di molti importanti paesi (non ultima l’Italia, ma sicuramente in buona compagnia). Questi, credo, sono i veri problemi della filatelia contemporanea, non certo quelli che possono eventualmente derivare dai due folder in oggetto. Istanze e gridi d’allarme che il nostro mensile “L’Arte del Francobollo” non si stanca mai di riportare a gran voce».
Federico Kaiser, amministratore delegato Unificato

Il fatto

La querelle con Poste italiane

L’opinione del ministero dello Sviluppo economico

I commenti degli opinionisti

L’editoriale di Giulio Filippo Bolaffi

 

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