Folder della discordia: l’opinione del ministero dello Sviluppo economico

Folder della discordia: l’opinione del ministero dello Sviluppo economico

Intervistato dal giornalista Danilo Bogoni, Angelo Di Stasi, presidente della Commissione per lo studio e l’elaborazione delle carte-valori postali, organismo del ministero dello Sviluppo economico, inquadra i contorni normativi dell’iniziativa di Poste folder Francobolli: valori nel tempo.

Di Domitilla D’Angelo

«Si può certamente discutere sulla correttezza etica dell’iniziativa, tuttavia da un punto di vista formale, se i fogli di francobolli sono stati regolarmente acquistati da Poste a valore nominale e rivenduti nel folder gravati di iva […] non parrebbero sussistere ostacoli normativi alla loro sovrastampa a fini privati, ancorché commerciali. Sta ai collezionisti capire che non trattasi di una sovrastampa “ufficiale” dell’Autorità emittente, bensì di una semplice, anche se discutibile iniziativa di un’azienda privata»  Così in estrema sintesi Angelo Di Stasi, presidente della Commissione per lo studio e l’elaborazione delle carte-valori postali, organismo del ministero dello Sviluppo economico, intervistato dal giornalista Danilo Bogoni.

Angelo di Stasi, presidente della Commissione per lo studio e l’elaborazione delle carte-valori postali, organismo del Mise

«La norma, nel 1982 (Regolamento di esecuzione dei libri I e II del codice postale e delle telecomunicazioni, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 29 maggio 1982, n. 655), così come nel 2019, è perentoria: gli uffici postali (ossia i venditori) ed i tabaccai (ossia i rivenditori) non possono vendere i francobolli a prezzi diversi dal valore facciale né alterati (quindi, ad esempio, sovrastampati o perforati, poco importa se la sovrastampa o la perforazione sia sul francobollo o sui bordi del foglio, giacché questi ultimi sono comunque parte integrante dell’allestimento produttivo della carta-valore)». E aggiunge: «Detto ciò, occorre comunque considerare che mentre nel 1982 gli uffici postali erano parte integrante dell’amministrazione delle Poste e delle Telecomunicazioni, a sua volta facente parte del ministero delle Poste e Telecomunicazioni, ossia l’autorità emittente delle carte-valori postali, oggi essi sono una articolazione di una società di diritto privato, peraltro ad azionariato misto, che vende i francobolli in virtù di una apposita concessione da parte dello Stato e che, comunque, persegue obiettivi economici ben precisi, puntando al massimo profitto. Se la vecchia amministrazione PT si limitava a vendere i francobolli nuovi, o al più bollati sciolti o su busta a richiesta dell’utenza, oggi la società per azioni Poste italiane ha deciso di offrire alla propria clientela, al pari di altre ditte private, prodotti filatelici di varia natura, per la cui realizzazione deve necessariamente utilizzare francobolli.

Gli uffici postali (ossia i venditori) ed i tabaccai (ossia i rivenditori) non possono vendere i francobolli a prezzi diversi dal valore facciale né alterati (quindi, ad esempio, sovrastampati o perforati, poco importa se la sovrastampa o la perforazione sia sul francobollo o sui bordi del foglio, giacché questi ultimi sono comunque parte integrante dell’allestimento produttivo della carta-valore)

Per far ciò, esattamente come qualsiasi altro soggetto privato, deve necessariamente acquistare i francobolli a valore facciale intero. Poiché i francobolli che Poste riceve dal Mef sono di proprietà dello Stato sino alla vendita, Poste non può utilizzarli a piacimento attingendoli dalle forniture Mef, ma deve regolarmente acquistarli da sé stessa, effettuando opportune imputazioni di ciclo passivo sul proprio bilancio, calcolando per intero il valore facciale dei singoli francobolli acquistati. Una volta effettuata tale operazione, Poste, così come potrebbe fare qualsiasi altro privato, è libera di utilizzare a piacimento i francobolli acquistati, quindi anche di regalarli, distruggerli, timbrarli o magari sovrastamparli.

Poste, legittimamente, si comporta come un qualsiasi operatore commerciale privato

È ovvio che nel caso in cui tali francobolli venissero rivenduti al pubblico (magari in un folder) essi non potrebbero più essere considerati carte-valori postali, bensì semplici oggetti da collezione, e come tali gravati di iva (diversamente da quanto avviene per le carte-valori postali destinati al servizio postale universale, che come noto sono esenti da imposta sul valore aggiunto). È esattamente ciò che accade quando commercianti filatelici realizzano in proprio folder e cartoline. Poste, legittimamente, si comporta come un qualsiasi operatore commerciale privato, ed al pari di un qualsiasi altro operatore commerciale privato non ha necessità di chiedere autorizzazioni al Mise per sovrastampare i francobolli che ha regolarmente acquistato. Ciò, naturalmente, a condizione che abbia preventivamente avuto luogo un acquisto dei francobolli con le procedure contabili che il Mise ha indicato nelle Linee guida e, soprattutto, che al momento della vendita al pubblico tali francobolli risultino regolarmente gravati di iva. Diversamente, il ministero ha già chiarito che si potrebbe configurare un abuso di posizione dominante, oltre a più gravi violazioni di natura tributaria relative alla mancata applicazione dell’imposta sul valore aggiunto».

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