USA e Cuba tornano a parlarsi: merito della posta

USA e Cuba tornano a parlarsi: merito della posta

Da oltre mezzo secolo Stati Uniti e Cuba non intrattengono relazioni economiche e i rapporti diplomatici sono ridotti a una “Sezione per gli interessi Usa” all’interno dell’ambasciata svizzera a L’Avana. Distanti solo 166 chilometri, sono lontanissimi sul piano politico. Prima la cacciata degli americani in seguito alla rivoluzione castrista del 1959, poi le nazionalizzazioni – o meglio espropriazioni – delle compagnie petrolifere americane che a Cuba avevano fatto affari fino alla fine degli anni Cinquanta, il tragico e fallimentare tentativo controrivoluzionario della Baia dei Porci, l’amicizia con l’Unione Sovietica spinsero gli americani ad attuare un blocco economico verso il regime comunista alle porte di casa, che dal 1962 dura ancora.

Tra i prodotti sottoposti a embargo ci sono anche quelli postali: non esistono, infatti, comunicazioni dirette di natura postale tra Washington e L’Avana. Usps, l’amministrazione postale statunitense, segnala tuttavia alcuni servizi ammessi (first-class mail international, first-class package international, international priority mail, international surface air lift, ecc.), l’elenco degli articoli proibiti – sono concesse soltanto donazioni umanitarie e piccoli regali – e le regole di spedizione. Non c’è traccia, invece, del fatto che, in realtà, questa posta giunga nella (e arrivi dalla) isola di Fidel Castro attraverso l’intermediazione di paesi terzi, come Messico o Canada.

Nonostante queste premesse, nello scorso mese di giugno, alcuni rappresentati del Dipartimento di Stato e di Usps hanno incontrato a Washington una delegazione di diplomatici cubani. All’ordine del giorno  la possibilità  di ripresa delle relazioni postali dirette tra i due paesi. Secondo le notizie diffuse dalla stampa americana, si tratterebbe soltanto di colloqui preliminari di natura tecnica, ma l’incontro di giugno, che segue quello di metà settembre 2009, sembra rappresentare una forma di lenta ma graduale apertura da parte dell’amministrazione Obama nei confronti del regime castrista.

La notizia, indubbiamente di grande rilevanza politica, fa però riflettere su un aspetto decisivo: sembra quasi anacronistico nel 2013 discutere di servizi postali quando basterebbe un’email per inviare una “cartolina illustrata” de L’Avana. Ma Cuba è ancora quella di cinquant’anni fa, bellissima e poverissima, fuori dal tempo e priva di forme e mezzi di comunicazione libera. Forse, nonostante tutto, qualora venisse confermato il ripristino delle relazioni postali – è previsto che i colloqui continuino nei prossimi mesi – la vecchia posta potrà rappresentare per i cubani un modo per guadagnare un po’ di libertà.

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