Tim non annulla il francobollo

Tim non annulla il francobollo

L’Opas lanciata da Poste italiane su Tim suscita comprensibili preoccupazioni sul futuro dei dentelli. L’analisi a freddo delle circostanze rivela però che probabilmente «cambierà tutto perché non cambi nulla».

Di Giulio Filippo Bolaffi

Con tutta probabilità a metà settembre Poste italiane, a conclusione di un’Opas (Offerta pubblica di acquisto o scambio), ingloberà Tim, quella che una volta era la Telecom Italia e – per i nostalgici – ancora prima era la Sip. Con i vari cambi di nome, negli anni sono mutati molto anche il perimetro di azione e i soci della società telefonica. Al contempo anche le Poste sono cambiate altrettanto rapidamente da semplice società che si occupava di comunicazione postale (qualcuno ricorda la sigla PT ovvero Poste e Telegrafi?), oggi l’azienda, ancora a controllo pubblico, ma da anni sapientemente managerializzata, continua a occuparsi di corrispondenza e pacchi, ma solo per circa il 30% del proprio business, mentre la parte del leone la fanno i servizi finanziari.

Non c’è da stupirsi quindi che le attuali Poste abbiano visto un’opportunità nell’aggregarsi al principale operatore telefonico italiano, simile per fatturato, sebbene assai inferiore per marginalità, per così diversificare ulteriormente la propria offerta. Stando ai numeri aggiornati, al momento della prospettata incorporazione di Tim in Poste, il nuovo polo in base al fatturato raddoppierebbe la propria dimensione, raggiungendo i 26 miliardi di euro; di conseguenza i servizi postali (corrispondenza e pacchi) peserebbero per circa il 15% del totale. Considerando che già oggi la corrispondenza vale circa il 52% di quest’ultima divisione, alla fine la consegna di lettere e raccomandate conterà solo per circa il 7,5% del totale… in altre parole, una parte sempre minore del nuovo nascente gruppo.

Ai lettori del Collezionista questo incipit potrà sembrare più adatto alle colonne di un quotidiano finanziario che a quelle di una rivista filatelica; ma il francobollo, cuore del nostro interesse, esiste per un servizio postale, le cui sorti potrebbero prendere una nuova piega se la società che è titolare dell’esclusiva in Italia per la distribuzione del francobollo sta ancora una volta per cambiare pelle. Da un’analisi dell’attuale situazione emerge però che Poste italiane S.p.A. detiene la concessione per il “Servizio postale universale”, quello che in modo sintetico ab origine era ed è un contratto con il fu ministero delle Comunicazioni, ora Mimit, in base al quale il soggetto che beneficia della concessione deve garantire il recapito della posta su tutto il territorio nazionale. A fronte di oneri – le aree più remote – e onori, con un importante ritorno economico per il disagio nello svolgere tale servizio e, inter alia, l’esclusiva per la commercializzazione e la distribuzione delle carte-valori postali, i francobolli. Tale contratto è stato ulteriormente rinnovato fino al 2036.

Pertanto tutto cambia, ma nulla cambia. I francobolli continuano a essere deliberati dallo Stato attraverso il suo ministero preposto; a essere stampati dall’appaltatore esclusivo prescelto, l’Istituto poligrafico e Zecca dello Stato; e a essere distribuiti dal concessionario esclusivo, Poste italiane S.p.A. che, oltre a essere una banca, una compagnia telefonica, un assicuratore, un operatore logistico e molto altro, deve (suo malgrado?) continuare anche a occuparsi del suo primo mestiere, quello di consegnare le lettere. Che siano con francobollo o senza, visto che ormai le affrancature meccaniche o elettroniche la fanno da padrone.

Tutto questo conferma che il mondo va avanti; le società cambiano pelle, nomi e aree di business; il modo di comunicare cambia ancora di più; si usa sempre meno la posta e ancora meno i francobolli. Ma quelli che fin dal 1840 sono stati emessi e poi usati per assolvere al loro dovere, continueranno a essere il migliore testimone della storia che fu. Oggi che Poste sta acquisendo una società famosa per il claim “Una telefonata ti allunga la vita”, spero che al contempo continui a ricordarsi che quella telefonata non ci sarebbe mai stata se prima non si fosse comunicato con il francobollo.

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