La rivolta di Milano arriva anche dal cielo

La rivolta di Milano arriva anche dal cielo

 

Nel 1848 il primo esperimento di posta aerea in Italia, a Milano, durante le Cinque giornate.

Di Marco De Mattei

Nei pressi del Seminario maggiore di Milano, in corso Venezia all’angolo con via della Spiga, c’è un edificio che conserva ancora le sbrecciature di un cannone austriaco, come ricorda la lapide con la data Marzo 1848. Proprio da lì, durante le cosiddette Cinque giornate di Milano, si levarono in volo decine di palloni aerostatici per portare messaggi patriottici oltre la linea d’assedio della città. Allora Antonio Stoppani aveva ventiquattro anni, in quel seminario frequentava l’ultimo anno di studio di teologia e stava per essere ordinato sacerdote: una decina di anni dopo sarebbe diventato famoso come geologo e paleontologo. Ma non lo era ancora quando nel 1848 Milano si sollevò contro la dominazione asburgica e dopo cinque giorni di combattimenti contro le truppe austriache di Josef Radetzky si liberò dagli occupanti. Stoppani prese parte attiva all’insurrezione insieme ad altri seminaristi. Era stata sua e del collega Cesare Maggioni l’idea di realizzare dei palloni aerostatici di carta (bianca o tricolore), alti circa due metri, per far volare messaggi oltre la città assediata. «Stoppani diede carta, colla e funicelle ai compagni più giovinetti, li armò di forbici, disegnò e tagliò la carta in grandi spicchi e di un momento il primo e gran pallone era fatto – racconta un documento conservato al Museo nazionale del Risorgimento di Milano, che prosegue – A quello ne seguirono altri dodici più ampi, senza tener conto dei minori. Ai palloni venivano appesi i rapporti e le istruzioni del Governo, alle quali  per conto loro i seminaristi aggiungevano le proprie, incitando le popolazioni a sollevarsi e venire in aiuto».

I luoghi dei lanci

L’iniziativa fu replicata in altre zone della città, al Panteon di Porta Tosa (oggi Porta Vittoria), alla Galleria De Cristoforis (fra gli attuali corso Vittorio Emanuele II e via Montenapoleone), dove il profumiere Antonio Maria Dunant e la cartolaia Teresa De Grandi Avignone lanciarono palloni fra i quali «uno di forma colossale adorno di quattro bandiere a tre colori»; altri partirono da Casa Besana e da Porta Pio IX, per iniziativa del conte Federico Bolognini. La maggior parte dei palloni proveniva dal Seminario maggiore, dove i seminaristi avevano attrezzato scrittoi per trascrivere sotto dettatura i bollettini del Comitato di difesa e del Governo provvisorio. «Tanto importante sarebbe stato quel moderno servizio postale – scrisse lo storico Giuseppe Schenone – che richiamò sul seminario le bombe e i razzi incendiari degli austriaci».

 

I contenuti

I messaggi, alcuni stampati (affidati al tipografo Vincenzo Guglielmini, che era anche il fornitore della carta per gli aerostati del seminario), altri manoscritti, riproducevano proclami, avvisi e bollettini ufficiali del Consiglio di guerra e del Governo provvisorio oppure invitavano la popolazione di campagna a «stare armata vigorosamente» e in caso di necessità costruire barricate per impedire il passaggio di truppe  austriache inviate verso la città. Uno di questi, scritto a mano dopo la ritirata delle truppe di Radetzky la sera del 21 marzo, dichiarava baldanzosamente: «Il nemico è in fuga da Milano. Diviso in due colonne, si dirige per Bergamo e Lodi»: lo firmava Pompeo Litta, presidente del Comitato di guerra, ed era indirizzato ai parroci e alle autorità comunali; al retro un’annotazione a mano precisava «Inviato con globo aerostatico».

 

I luoghi di arrivo

Quel primo tentativo di trasporto della posta per via aerea in Italia ebbe successo: alcuni palloni atterrarono poco oltre le mura cittadine, a Calvairate (oggi inglobato nel comune di Milano) e Treviglio, altri andarono più lontano, nei pressi di Gorgonzola, in Brianza e nel Comasco, altri ancora atterrano in territorio piacentino, in Piemonte e nel Canton Ticino. Rispondendo agli appelli, dalle campagne gruppi di patrioti armati si diressero verso Milano.

 

Le testimonianze

Dei palloni del 1848 non ne è rimasto neppure uno: l’unico esistente, conservato nel Museo del Risorgimento, fu distrutto dai bombardamenti nell’agosto 1943. Alcuni dei volantini sono conservati nel Museo del Risorgimento e in qualche collezione privata. Dei luoghi topografici della Milano del 1848 pochi sono rimasti inalterati.

 

Quanto vale

I volantini delle Cinque giornate sono trattati commercialmente a oltre 20 mila euro.

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