valerio massimo manfredi

Valerio Massimo Manfredi sul collezionismo

Settant’anni compiuti da poco, emiliano e cosmopolita, chioma argentata e sguardo penetrante, Valerio Massimo Manfredi è noto al grande pubblico per la conduzione di apprezzati programmi televisivi (Stargate, Impero e da marzo di quest’anno in prima serata su Rai3 Metropoli) e per il successo dei suoi romanzi storici: fra tutti la trilogia Aléxandros, Lo scudo di Talos, L’armata perduta L’ultima legione, da cui una trasposizione cinematografica. Manfredi però è anche illustre archeologo, docente universitario, giornalista e divulgatore scientifico.

di Domitilla d’Angelo

Colleziona? Non sono collezionista se non per una cosa: raccolgo le fonti antiche – Livio, Plinio, Tucidide, Erodoto – tutte quelle che trovo, anche le più rare: mi sono posto un programma a lunga scadenza. Le colleziono perché mi piace avere fisicamente queste edizioni, ne ho bisogno e mi piace l’idea di avere il controllo diretto sull’informazione che mi interessa.

Quale il ruolo del collezionismo e dei collezionisti nel corso del tempo? Un ruolo molto importante, perché i collezionisti hanno salvato patrimoni che altrimenti sarebbero andati dispersi. Tutti i musei d’arte nascono da collezioni private, e si collezionava già nell’antichità  l’imperatore Augusto, per esempio, collezionava monete e spesso ne regalava qualcuna ai suoi invitati.

Le qualità positive del collezionista? Conoscenza, conservazione e anche catalogazione, cioè sapere esattamente cosa è ogni oggetto e da dove proviene.

E le negative… Gli  aspetti negativi sono sostanzialmente quelli della mania: se si diventa succubi di un oggetto e si perde qualunque tipo attenzione per altro.

Che valore attribuisce alla filatelia? I francobolli sono portatori di messaggi: commemorano eventi e personaggi importanti, ma sono anche opere d’arte dal punto di vista tecnico. Anche essi hanno la funzione di fonte storica.

Un ricordo personale legato a un francobollo? Ho passato cinque anni in collegio e in quel periodo ricordo un francobollo molto comune, che noi ragazzi usavamo sempre, l’unico che circolasse all’interno della struttura: aveva diversi valori, diversi colori, ma un’unica vignetta, la testa turrita dell’Italia.

Nei suoi romanzi ci sono riferimenti a oggetti da collezione? Nel secondo volume della trilogia di Alessandro, c’è una scena che ho visto effigiata su una moneta molto rara: Alessandro Magno a cavallo, su Bucefalo, e sotto, fra le zampe, il suo cane, che si chiamava Peritas. L’immagine della moneta mi ha permesso di costruire un’efficace immagine narrativa.

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