Un’esperienza filatelica artificiale
L’AI applicata alla valutazione dei francobolli mostra tutti i suoi limiti nel riconoscimento di fattori qualitativi come la provenienza e nel ricostruire lo storico delle quotazioni. Il cartaceo e il mondo analogico si prendono così la loro rivincita.
Di Giulio Filippo Bolaffi
L’Intelligenza artificiale è ormai parte della nostra quotidianità. Un caso specifico, sul quale ho di recente avuto occasione di lavorare, mi ha permesso di sperimentarne concretamente l’utilizzo anche in ambito filatelico.
Il compito era validare a un importante cliente la rarità di un pezzo che stava valutando: un oggetto di cui esistono pochissimi esemplari al mondo. E, naturalmente, posizionare il “suo” pezzo al corretto valore economico. La materia mi era familiare, trattandosi di un oggetto iconico che la nostra società aveva già trattato in passato, così come i suoi altri esemplari analoghi. Proprio per mettere alla prova fino in fondo lo strumento, però, ho deciso di “sfidare” l’Intelligenza artificiale fingendo di non conoscere quasi nulla dell’argomento, se non la semplice descrizione tecnica dell’oggetto. Inoltre, non ho fornito l’immagine della rarità fino a molte interazioni successive. La reazione iniziale della mia controparte virtuale è stata immediatamente entusiastica: il pezzo veniva correttamente identificato come una grande rarità mondiale. Tuttavia mancavano quasi completamente gli elementi essenziali per una reale valutazione specialistica. Non vi era alcuna conoscenza precisa del numero di esemplari esistenti, né dei relativi valori di mercato, nonostante almeno un paio di questi fossero apparsi in aste pubbliche con risultati noti.
Anche sul piano bibliografico le lacune erano evidenti. Oggetti di questo livello possiedono normalmente una vasta letteratura e provenienze ben documentate. Eppure inizialmente l’AI non ne ha trovata praticamente alcuna. La ragione è in fondo piuttosto semplice: molte di queste informazioni esistono soltanto in forma cartacea, all’interno di cataloghi d’asta o testi specialistici, che quasi sicuramente non compaiono sul web.
Un altro aspetto particolarmente interessante è stato quello relativo ai prezzi. L’AI ha elaborato stime in teoria plausibili, probabilmente basandosi sul confronto con altri oggetti filatelici di simile rarità. Valori credibili in senso astratto, ma completamente scollegati dal reale mercato di riferimento, forse perché anche in questo caso le poche aggiudicazioni pubbliche – che io conoscevo – non erano immediatamente disponibili online.
L’ultima considerazione riguarda la provenienza e la qualità dei pezzi, fattori che oggi rappresentano sempre più una componente fondamentale nella valorizzazione di un francobollo. Nel caso specifico, tra i cinque esemplari censiti esistono profonde differenze sotto entrambi gli aspetti. Tutti elementi che l’AI, autonomamente, non è stata in grado di recepire o valutare, nonostante a quel punto avesse anche un’immagine del pezzo a disposizione.
La morale di questa esperienza è duplice. Da un lato l’Intelligenza artificiale si è rivelata uno strumento estremamente interessante e potente; dall’altro credo sia necessario usarla con grande cautela, soprattutto in un ambito specialistico come quello filatelico. La mia posizione era infatti privilegiata: conoscevo già la materia, le fonti e le informazioni mancanti. Ponendo le domande corrette e integrando progressivamente i dati in mio possesso, il risultato finale è stato comunque un lavoro di benchmarking molto efficace tra i vari esemplari. Se avessi affrontato un argomento filatelico per me completamente sconosciuto, il risultato sarebbe stato inevitabilmente diverso: probabilmente parziale e forse persino disastroso. Saper giudicare realmente la qualità di un pezzo, senza fornirle delle “imbeccate”, credo sia oggi per l’AI una missione impossibile.
L’Intelligenza artificiale è uno strumento potentissimo e continuerà certamente a migliorare con rapidità impressionante. Oggi, però, il mondo della filatelia si fonda ancora in larga parte su una memoria scritta analogica e su valutazioni qualitative inevitabilmente soggettive. Finché all’AI non verranno “dati in pasto” anche tutti i testi della letteratura filatelica – e, soprattutto non le verranno forniti gli occhi di un esperto –, potrà forse essere artificialmente utile, ma non ancora pienamente intelligente.
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