Per un pugno di pannoloni

Per un pugno di pannoloni

La proposta di aumento dell’iva sui francobolli sembra decaduta. Ma potrebbero aprirsi nuovi scenari.

Di Giulio Filippo Bolaffi

Nel nostro Belpaese, perennemente a caccia di risorse, ogni dicembre inizia il “balletto” della ricerca delle coperture per la legge di stabilità, la cosiddetta finanziaria. Anche quest’anno, come già in passato, è saltata fuori l’idea di aumentare l’iva sui francobolli. Ad avanzarla è stata la deputata pentastellata Vita Martinciglio, a quanto pare una “recidiva”, visto che anche l’anno scorso era stata la principale firmataria della stessa proposta. In sintesi Martinciglio propone di aumentare l’imposta su «francobolli da collezione e collezioni di francobolli» portandola dal 10 al 22 per cento in nome dell’accesso a minor costo a pannolini e pannoloni per tutti. Nel progetto della Martinciglio infatti l’aumento dell’iva su francobolli (insieme a quella sul grasso di volatili e sui tabacchi greggi) offrirebbe la copertura finanziaria per abbassare invece l’aliquota su «prodotti per la protezione dell’igiene femminile, degli anziani, dei neonati, dei disabili, compostabili».
Con la velocità di una girandola questa proposta è estata esaminata, inserita come emendamento nella bozza di legge, cancellata e chissà, prima della fine di dicembre, quante altre volte farà avanti e indietro, finche la legge di stabilità non verrà finalmente blindata.
Sebbene non sia da plaudere, la notizia non rappresenta comunque un grande problema per la filatelia italiana. Per una serie di calcoli tecnici, in caso di passaggio al 22 per cento, la ricaduta sarebbe di un aumento netto di circa il 5-6 per cento che, a rigore di logica, i commercianti si troverebbero a ribaltare sui prezzi di vendita a carico dei “tartassati” collezionisti. Sicuramente un aumento dell’aliquota e un conseguente incremento inflattivo sui prezzi finali non è una novità positiva, però non reputo che un aumento dei prezzi di tale misura possa provocare una crisi di mercato. Anzi, in passato, per pure ragioni inflazionistiche, prezzi in rapido aumento innescavano un apparente entusiasmo nel mercato che, sebbene basato su erronei presupposti, creavano però dinamismo. A parità di domanda e offerta rispetto alla situazione attuale, questo effetto iva farebbe aumentare i prezzi di catalogo che, a condizioni immutate, nel futuro rappresenterebbero la base di calcolo su cui i collezionisti rivenderebbero i propri francobolli. Per cui oggi si pagherebbe un po’ di più, ma domani si incasserebbe un po’ di più.
Questa tediosa spiegazione mira a chiarire che l’iniziativa toccherebbe comunque le imposte di un settore che muove numeri risibili e ben minori rispetto ai 68 milioni di euro che la deputata Martinciglio vuole mettere a carico dallo Stato a favore di pannolini e pannoloni.
Se però questa legge dovesse proprio passare, allora inviterei i legislatori ad analizzare meglio il mondo filatelico e gli operatori che vi lavorano. Mi sembra infatti alquanto strano che nessuno abbia mai valutato la posizione del distributore delle cartevalori postali per conto del Mise, cioè Poste italiane Spa, che sui francobolli da collezione, senza spese corrispondenti al servizio (visto che per questa tipologia di francobolli non deve recapitare alcuna corrispondenza), non vede applicato nessun tipo di iva sebbene si tratti di un soggetto privato, al pari di un qualsiasi commerciante di francobolli. Oltre all’ingiustizia commerciale, un’iva superagevolata, diciamo al 4 o al 10 per cento, muoverebbe numeri ben più grandi e, soprattutto, invece di essere a carico dei collezionisti, dovrebbe essere assorbita dall’operatore postale stesso, visto che i francobolli verrebbero comunque venduti al facciale.

Non so cosa i collezionisti troveranno sotto l’albero di Natale, spero che non sia un “pacco fiscale”. Comunque i pannoloni potrebbero tornare sempre utili, almeno per assorbire il fiume di nuove emissioni che quest’anno ha inondato il mercato.

Buone feste a tutti.

Commenti